Il patrocinio a spese dello Stato — Istituto previsto dall’art. 24 della Costituzione e dal DPR 30 maggio 2002 n. 115 (Artt. 76 e segg.)

Attraverso l’istituto del Patrocinio a Spese dello Stato si riconosce e si garantisce ai cittadini non abbienti la difesa nei  processi civili, penali, amministrativi e tributari in quanto l’onorario dell’avvocato e dell’eventuale consulente di parte viene corrisposto direttamente dallo Stato e le cause sono esenti da spese.

L’ammissione al patrocinio è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le procedure, derivate ed accidentali, collegate. La disciplina del patrocinio si applica anche nella fase dell’esecuzione, nel processo di revisione, nei processi di revocazione e opposizione di terzo, nonché nei processi relativi all’applicazione di misure di sicurezza, di prevenzione e nei processi di competenza del tribunale di sorveglianza, sempre che l’interessato debba o possa essere assistito da un  difensore o da un consulente tecnico.

L’istanza può essere presentata da:  cittadini italiani o di uno Stato membro dell’Unione Europea;  cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno in corso di validità al momento in cui è sorto il rapporto o si è verificato il fatto oggetto del giudizio; cittadini extracomunitari che intendono impugnare il provvedimento di espulsione o le decisioni in merito alle domande di asilo, protezione o revoca dello status di rifugiato; apolidi residenti in Italia; enti o associazioni che non perseguono  scopi di lucro e non esercitano attività economica .

Nell’ambito del diritto penale non può chiedere il patrocinio l’indagato, l’imputato o il condannato per reati commessi in violazione delle norme per la repressione dell’evasione in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto.

La domanda può essere presentata in ogni stato e grado del processo; gli  effetti decorrono dalla data di presentazione dell’istanza. Il reddito annuale massimo per conseguire il beneficio non deve essere superiore ad € 11.493,82 (reddito imponibile risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi) ed è costituto dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia compreso l’istante.  Il  Consiglio dell’Ordine deve tener conto anche dei redditi che per legge sono esenti da Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta,  ovvero ad imposta sostitutiva. Solo in materia penale e nelle cause civili transfrontaliere il limite di reddito va aumentato di € 1.032,91 per ogni familiare convivente. Si tiene invece  conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità (per esempio: separazione, divorzio, modica delle condizioni di separazione o divorzio e tutte le cause inerenti i figli), ovvero nei processi in cui gli interessi dei richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare.

Le persone offese dai reati di maltrattamenti, mutilazione degli organi genitali femminili, violenza sessuale anche di gruppo, atti sessuali con minorenne, atti persecutori, nonché altri delitti contro la personalità individuale, se commessi in danno di minori, possono essere ammesse ai patrocinio a spese dello Staro anche in deroga ai suddetti limiti.

Il reddito si ritiene superiore ai limiti previsti per i soggetti già condannati con sentenza definitiva per i reati di cui agli articoli 416- bis del codice penale, 291-quater del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43, 73, limitatamente alle ipotesi aggravate ai sensi dell’articolo 80, e 74, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo.

Lìistanza di ammissione al Patrocinio, a pena di inammissibilità, deve contenere una serie di dettagli: sia anagrafici, sia sul reddito del nucleo familiare, sia sul percorso processuale .

Nei processi civili, la domanda va effettuata: al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dove ha sede Giudice competente per la causa (da instaurarsi o già instaurata);  se deve essere proposto ricorso in Cassazione, è competente il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati dove ha sede il giudice che ha emesso il provvedimento da impugnare.

Nei dieci giorni successivi alla presentazione della  domanda il consiglio dell’Ordine, valutati i presupposti della domanda, (limiti di reddito e non manifesta infondatezza della domanda) accoglie o rigetta la richiesta. Copia dell’atto è trasmessa all’interessato, al magistrato e all’ufficio finanziario competente, in caso di accoglimento. L’ammissione può essere revocata se nel corso del processo intervengono modifiche delle condizioni di reddito rilevanti ai fini dell’ammissione, se risulta I’insussistenza dei presupposti per l’ammissione,ovvero se I’interessato ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. La revoca ha effetto dal momento dell’accertamento delle modificazioni reddituali,  mentre negli altri casi ha efficacia retroattiva. Lo Stato ha in ogni caso diritto di recuperare in danno dell’interessato le somme eventualmente pagate in seguito alla revoca del provvedimento. Per le cause civili, in caso di rigetto della domanda da parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, l’istanza può essere presentata al Magistrato competente per il giudizio che decide con decreto. Nel caso in cui l’ammissione al patrocinio venga presentata per la proposizione di un ricorso in Cassazione avverso una sentenza della Corte di Appello e il Consiglio dell’Ordine rigetti l’istanza, la nuova domanda deve essere presentata alla Corte di Appello.

A differenza dei processi civili, nei processi penali l’istanza va depositata nella Cancelleria del Giudice avanti il quale pende il procedimento. Nei procedimenti penali, se I’istanza è respinta, è possibile presentare ricorso al Presidente del Tribunale (o al Presidente della Corte di Appello) entro 20 giorni dalla comunicazione del rigetto. La decisione può essere impugnata avanti la Corte di Cassazione entro 20 giorni  dalla notificazione della stessa.

Le falsità o le omissioni nella dichiarazione sostitutiva di certificazione, nelle dichiarazioni e nelle indicazioni relative alle generalità dell’interessato e dei componenti della famiglia anagrafica, unitamente ai codici fiscali, alle condizioni di reddito e all’impegno di comunicare le variazioni rilevanti dei limiti di reddito, costituiscono reato punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da € 309,87 a € 1.549,37. La pena è aumentata se dall’atto consegue l’ottenimento o il mantenimento dell’ammissione al patrocinio; la condanna comporta la revoca, con efficacia retroattiva, e il recupero a carico del responsabile delle somme corrisposte dallo Stato.

Il difensore nominato deve essere scelto tra quelli inseriti nell’elenco degli avvocati abilitati a patrocinare a spese dello Stato. L’interessato può  nominare un solo difensore, il quale è tenuto a prestare la propria opera professionale solo nell’ambito dell’incarico ricevuto. Allo stesso non può dunque essere richiesta ulteriore attività estranea a quella attinente al procedimento per il quale è stata concessa l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato (per la quale, se del caso, dovrà essere presentata una nuova domanda).